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odio & amo (ho sempre sognato farlo)

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Amo

i Transformers, chi sa usare il periodo ipotetico e il congiuntivo, Brodo® <3, gli arpeggi veloci sovrapposti ed in crescendo, le citazioni, chiunque capisca le mie citazioni, quello che ascolto, Vincent Cavanagh (diciamo che lo stimo), il Modena, il check-raise, le proporzioni in tutto.

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sabato, 21 giugno 2008

Avrei potuto raccontare tutto di questo concerto.

Con chi ci sono andato: I. lo conoscevo, G. no.
Della mia opinione su G. passato da piantagrane a idolo nel giro di due ore.
Di come ho raggiunto la divisoria tra la zona davanti al palco (si entrava solo col braccialetto).
Di come ho illecitamente scavalcato questa divisoria.
Delle facce che ho visto in mezzo a quella ressa, dai teenager ai collassati.

 

Fossi meno incazzato e avessi voglia di parlare e non di gridarle in faccia "non mi rompere i coglioni che quello che devo fare lo so io, tu in 23 anni non hai capito mai un cazzo di me e non devi fare pressioni, dato che comunque guarda solo cosa ho fatto io, pur essendo vessato da te ogni giorno della mia vita, e te che sei la solita ignorante metalmeccanica col cervello di gomma (ogni stimolo lo rimbalza) cui solo passatempo è pulire casa e rovinare vite altrui."
postato da: lExLex alle ore 17:36 | link | commenti (2), commenti (2) (pop up)
categorie: concerti, fenomeno parastatale
giovedì, 15 maggio 2008

Siamo alle solite in casa

Non so chi (ma io non sono stato, quindi rimangono in pochi) ha finito il docciaschiuma e non ha messo quello nuovo.

Dato che sono sempre io quello che deve andare in garage seminudo a pigliarmi del freddo per riparare a lacune altrui mi sono proprio rotto le balle e a sto giro, fino a data da destinarsi, non lo sono andato a prendere.

Ho fatto la doccia con l'altro sapone in dotazione, tal "olio crema neutro roberts".
Ora so di cimice.

Vado a letto incazzatissimo.
postato da: lExLex alle ore 00:25 | link | commenti (9), commenti (9) (pop up)
categorie: sfoghi, fenomeno parastatale
giovedì, 08 maggio 2008

poco fa

Cuocio la minestra per mio padre.
Noto che nello scaffale in alto ci sono alcune confezioni, ma con poca pasta.
Guardo un po' più a fondo e cosa trovo?

LE GOCCE DI CIOCCOLATO.

Perchè dovete sapere che mia madre (ottantamila chili di lardosità) ovviamente con l'avvallo di mia sorella, nasconde i cibi considerati più "a rischio di esser mangiati" nel caso uno avesse voglia.

Per la nobile arte della ripicca le finirò tutte.



Stavo per dire "questo lo scrivo sul blog" che mi accorgo di non riuscire ad aprire la confezione. Non faccio in tempo a reagire e traaac! Mille grattini per terra e sulla cucina.

Giustizia divina o cosa? Fattosta che col cazzo che le dico che la confezione è rotta, dato che sempre quel coso appena è tornata a casa subito mi ha rotto le scatole.
postato da: lExLex alle ore 21:32 | link | commenti (10), commenti (10) (pop up)
categorie: fenomeno parastatale
giovedì, 07 febbraio 2008

quando meno te l'aspetti [cit.]

No, nessuna fanciulla all'orizzonte.

Piuttosto, un lungo dialogo chiarificatore con le due persone citate precedentemente. Di quelli che poi sembrano tutti amici molto più di prima ma già so che la situazione durerà poco. Non è cinismo, è esperienza.

E ce n'era bisogno, dopo ciò che è successo lunedì ed oggi. Ma andiamo con ordine.

Tre giorni fa torno a casa e trovo mia madre ammalata. L'avevo sospettato dalla mattina perché la sua macchina era ancora in casa, io l'ho spostata e ho usato come al solito la cara vecchia Punto. Più tardi scoprirò che mi aveva chiamato per dirmi di usare l'altra che era più vicina al portone, ma io avevo le cuffie alle orecchie e non ho sentito (già, io mi alzo e accendo il lettore, poi faccio il resto ovvero lavarmi e mangiare).

Prendo mia sorella e torno a casa. Vado a vedere come sta. Attacco di vertigini, ha detto al telefono il dottore. Lei immobile a letto, se si alza sente il vomito. Mi dice che oggi devo portare mia sorella ad iscriversi a scuola guida dato che lei non può.
Sbuffo e mi lamento, ma chi mi conosce sa che sbuffo anche quando devo andare via con gli amici o a divertirmi, e poi lo faccio. E lei, che troppe volte sentenzia di conoscermi fin troppo bene, in questi anni non l'ha capita.
Prima però abbiamo appuntamento dal dentista, ore sedici. Che per la cronaca è a settecento metri a dire molto dalla scuola guida.

Partiamo per Carpi, parcheggio e scendiamo. Per dire due parole con mia sorella le dico "come al solito ti dirà di passarti meglio il filo interdentale. A me dirà che è tutto a posto". Lei dubita. Alla fine andrà come ho detto.
Scendiamo ed entriamo in macchina, al che mi fa "ah cavoli il foglio dice che ci vogliono quattro fototessera e io ne ho solo tre...", io allora dico "ebbè leggere prima cosa serve no? torniamo a casa...". Lei non dice niente, e io giro la direzione, pregustandomi finalmente mia madre farle una ramanzina come sa fare, che nei suoi riguardi non accadeva da troppo tempo. Piccolo incipit: mesi fa, dopo un uso poco consono delle fototessera fatte da mia sorella, l'aveva messa in guardia che in caso non fossero bastate ne avrebbe pagato le conseguenze.

Ed ecco che arrivati al suo cospetto (ci arriva prima mia sorella, e non so cosa gli dica dato che intanto stavo mettendo in garage l'auto) accade l'incredibile: vengo severamente redarguito per non aver voluto portarla alla scuola guida.
"Non fai mai nulla per gli altri, adesso non farò mai più nulla per te"*
"Non ho capito, l'E. non ha il numero di fototessera richiesto e te la prendi con me"
"Ma quelli della scuola guida a me e papà han detto che ne van bene tre"
"E io come faccio a saperlo se nessuno me lo dice?"
"Esiste la voce. Parlaaare"* (mia madre è solita allungare le parole o fare espressioni da deficiente quando cerca di imitare quello che in teoria mi vede fare, sempre in modo canzonatorio nei miei confronti. E pretende rispetto per lei quando è la prima a non farlo).
"Scusa ma me lo doveva dire lei! Cosa dovevo fare io?"
"Ah beh te non fai mai niente"*
"Scusa E. ma te lo sapevi?"
"Sì me l'ha detto e anche papà" (fa mia sorella)
"E scusa perchè non me l'hai detto? Ti avrei portato all'aci"
"Da oggi in poi non ti stiro più nulla, dato che non fai mai nulla per gli altri"*

Al che, preso dallo sconforto della situazione, parto con una risata isterica.
"No ma dico ma è uno scherzo? Cioè lei non mi ha detto nulla di una cosa che sapevate solo voi e la colpa è mia perchè sono tornato a casa?Ma sei deficiente? No sul serio non ci credo, ci sono le telecamere da qualche parte?" Ho detto testuali parole, e me ne sono andato perché nulla più aveva un senso.

Dopo un po' di discussioni accese (in cui ho rimembrato che all'atto della mia iscrizione allo stesso posto avevo tutte le cose a posto, e tra l'altro ho fatto tutto senza lei ma accompagnato da Carlo, anche lui frequentante la stessa scuola guida, e sua madre, e le foto io le avevo in numero giusto fatte fare 5 minuti prima di corsa a luglio che se vedete la mia patente vi mettete a ridere, ho lo stesso colore rosa del cartellino) decido che vabbè ce la porto subito.

"Eh consuma ancora della benzina, tanto non paghi te"*
Metto da parte il nervoso e vado.
Stiamo per uscire dal portone quando mia sorella mi fa "serve anche una marca da bollo, te la danno loro?".
Io che ho fatto lo stage all'agenzia delle entrate già sapevo la risposta, ma comunque l'ho mandata a chiedere a mia madre. "Al tabacchino" mi fa, con me che penso che ad arrivare là senza una fototessera e senza marca da bollo avrei speso un capitale in benzina. Chissà poi cosa avrebbe detto mia madre.
La cosa umoristica poi è che siamo andati là e non ci siamo iscritti, si faceva tutto il giorno della visita medica, ovvero oggi. Ma la frittata era fatta.


Oggi, mamma è in mutua. "Devi portarla a fare la visita medica" mi fa. Già, c'ero anche io quando l'ha detto l'impiegato. Sbuffo un po' meno.
Dico ciò che mi sembra una frase innocente. "Ok, la porto e poi torno a casa".
"No, la porti e poi rimani là fino a che non ha finito"
"Ma non ci penso neanche, ci vorrà un po' quando mi fa uno squillo torno a prenderla". Tra l'altro lì è impossibile parcheggiare, non c'è fisicamente posto, e non so quanto possa durare.
"No tu non consumi della benzina per nulla"* (vorrei fare presente che mia madre non è ecologista, e che tra Limidi e l'autoscuola ci sono al massimo 5 chilometri).
"Oh allora visto che dici così ti do un euro, e torno a casa". Prendo il portafoglio e apro il portamonete. Trovo 50 cent. "Ti van bene?" faccio.
"No dammi un euro". Trovo altri 50 e glieli lancio sul tavolo.

Mi ero appena *procurato* l'ultimo dei Mars Volta (molto bello, lo consiglio a tutti) e accendo il lettore collegato all'impianto stereo della macchina. Metto ad un volume sostenuto ma non impossibile (come faccio ogni volta che vado a prendere mia sorella da scuola a Modena, quindi c'è abituata) perché solo così si riescono a cogliere certi particolari che una codifica a 128kbit/s cela a bassi volumi.
Mia sorella mi abbassa il volume. Io lo rialzo. Così per 3/4 volte.
Non capisco il motivo ma ha voglia di litigare. Inizio a dire che finché sono al volante decido io cosa fare, e che se non vuole può andare all'autoscuola da sola (cose che poi ai tempi diceva mia madre, quando volevo ascoltare qualcosa di diverso da quella merda di Radio Bruno). Lei dice "ok". Spengo la macchina. Esce e corre dalla  genitrice complice. Io metto dentro l'auto e mi ripreparo al peggio.
L'orco mi aspetta in garage con la sua figlia prediletta.
"Abbassa il volume della radio"
"Guarda che è anche meno di quanto era stamattina, e lei era in macchine e non l'ha abbassato".
Gli dico del fatto che  anche lei quando guidava faceva quello che voleva e che anche ultimamente alcune volte siamo andati via insieme e io ho preso il lettore mp3, e continuiamo con quello che alla fine sono poi chiacchere da bar fino a che non penso alla mia vendetta personale, ovvero questo blog.

Per sbaglio accenno a un sorriso. Lei misinterpreta e parte con due sberlette in testa. Io manco mi piego.
"Nono ma non ti preoccupare, tanto poi io...scrivo!" le faccio. Poco dopo, una frase di troppo e lei si scaglia contro di me un po' più animosamente. Perdo la pazienza e reagisco, e ogni volta non capisco come mai parta in quarta sapendo che ho un'età e un fisico che riesco anche a sovrastarla. Neanche la colpevolizzo per quello che fa, penso che comunque tutto ciò è dovuto ai suoi genitori e alla sua infanzia/adolescenza in una famiglia numerosa, in condizioni di austerity con padre invalido civile e madre casalinga, ormai in là con gli anni al momento della nascita e di bassa estrazione sociale, con metodi educativi non proprio ortodossi.
"Io ti disconosco come figlio. Esci di casa"* arriva a dire. E io che come al solito non le dico tutto, ovvero che comunque non può farlo perché ho diritto alla mia parte di eredità per successione necessaria, e che il suo discorso legalmente regge poco. Non glielo dico perché, oltre ad essere una cosa un po' violenta da riferire, non mi piace quando in un motivo o nell'altro so qualcosa in più dei miei. Io la prenderei male avessi un figlio più in gamba di me :).

Da lì però l'epilogo cambia radicalmente: si inizia a fare discorsi sensati, dove io spiego le mie ragioni e incredibilmente vengono ascoltate e ritenute sincere (come sempre nel mio caso, peraltro); potere della lacrima.
Di ogni cosa che mi rinfacciano spiego il perchè delle mie azioni e il succo è sempre quello: quando non faccio qualcosa per gli altri giustamente mi danno la colpa e la prendo in quel posto; se "per sbaglio" (ho detto proprio così) faccio qualcosa di buono mi si rinfaccia di averlo fatto male e ci prendo comunque sotto; a questo punto meglio non fare nulla e prenderla nel culo solo una volta che essere mazziato due volte per fare qualcosa in più del solito mio quieto vivere ed essere accusato di non farlo bene. Tutto questo discorso comprovato da esempi di fatti che accadono in casa quotidianamente.

E come al solito dimentico, quando mia madre parla del fatto che "in una famiglia tutti dovrebbero aiutarsi a vicenda" che io potrei anche fare qualcosa di più se lo potessi fare per qualcuno che crede in me e di cui ci sia _fiducia_ reciproca, cosa che in quasi 23 anni nessuno di loro ha mai dimostrato, nonostante io le abbia tentate tutte.

Di sicuro ora non sta a me fare il primo passo.





*=alcune delle frasi fatte dette dalle due menzionate nei precedenti posts.
postato da: lExLex alle ore 23:44 | link | commenti (5), commenti (5) (pop up)
categorie: fenomeno parastatale
martedì, 05 febbraio 2008

Mia sorella

Ho poco tempo (domani prova scritta del corso, anche se ancora si sa poco) e devo tornare a studiare; prima al pc c'era mia sorella ed è proprio di lei che devo parlare, per comprendere appieno l'episodio di ieri.

Mia sorella è una rompicazzo di quasi 18 anni, oggettivamente molto più appetibile di me (per ora), che non si sa come le ronza ancora attorno l'ex moroso (e se lo becco la prossima volta gli dico di lasciarla perdere, per il bene SUO. Si vede che non la conosce).
Con lei ho sempre avuto un rapporto un po' così. Quando era molto piccola si metteva a piangere quando mi avvicinavo, adesso invece semplicemente non mi vorrebbe neanche vedere, cosa tra l'altro reciproca.
I pochi scambi di parole che ahimè abbiamo finiscono sempre con le quattro frasi fatte che mi dice mia madre.
La cosa che fa più schifo è che quando mia madre è fuori uso (in vacanza e noi a casa da soli, quando è malata) diventa COME lei. E mi tratta come se lo fosse (mi dice cosa fare, mi sgrida).

Fortuna che da mia mamma ha pure preso il culo grosso e le smagliature e fra poco, visto che non si controlla molto, diventerà enorme.

Per fortuna.
postato da: lExLex alle ore 21:51 | link | commenti (15), commenti (15) (pop up)
categorie: fenomeno parastatale
lunedì, 04 febbraio 2008

Mia madre

E' giunto il momento di rendere noto a tutti il caso parastatale che in un modo o nell'altro mi ha portato ad essere ciò che sono (ovvero il suo opposto, per fortuna e per decenza).

E' l'operaia metalmeccanica che, se l'avesse conosciuta Marx, sicuramente avrebbe scelto la nobiltà come soggetto attivo della rivolta di classe.
La donna cui interessi extralavorativi sono: pulire casa. Poi il nulla. Nessun interesse, nessuna cultura di base. Ma pretende di sapere come va il mondo più di te.
La persona che ha stroncato sul nascere ogni mio sogno.
Il soggetto che mi ha rinfacciato per anni di non dimostrare affetto nei suoi confronti; e che ora tutte le volte che mi avvicino e l'abbraccio o mi dice di stare su che di ruffiani non ne ha bisogno o sbuffa o si lamenta.
L'entità secondo cui io avrei dovuto passare la mia esistenza in questa casa a studiare e basta quando frequentavo, e il tempo libero rimasto avrei dovuto lavorare; che un giorno dopo della fine dello stage, un mese PRIMA della laurea (con tutti i dubbi sulla mia possibilità di laurearmi nei tempi, che avevo scritto molti post addietro), avrei dovuto fare domanda di lavoro in giro scrivendo laureato sul curriculum; che il lunedì dopo la laurea, con me ancora indeciso su cosa fare ma sicuro di cosa NON fare (lavorare in una azienda, a tempo pieno, come impiegato) e avendo io detto qualche ipotesi di lavoro ideale (flessibile, anche come cameriere/scaffalista basta che avesse almeno mattine/pomeriggi liberi per prepararmi al concorso dell'AdE) si informava di qualsiasi occupazione disponibili, incazzandosi perchè non ho preso in considerazione il colloquio per fare il tipografo tempo pieno (già, mi sono laureato apposta per fare l'operaio, tra l'altro mi vengono bene i lavori manuali).
L'essere che mi ha sempre rinfacciato di andare in università a economia perchè non avevo (e per lei neanche adesso ho) voglia di studiare; e che ogni volta che alla sera da bravo nonno mi metto a dire dietro alla tortura cui mi obbligano a sottostare (il tg5) perché le cazzate che raccontano su politica, economia e società (dove vive anche lei) sono INSOSTENIBILI, mi dà del coglione; venendo ovviamente smentita (perché le capre in genere sono ignoranti ma belano all'infinito) pretende di avere ragione.
L'entità che se io rompo un bicchiere e mia sorella distrugge la casa ovviamente punisce me.
L'individuo che dice che non esco mai di casa quando esco da solo, e che ogni volta dice che si vergogna quando vado via con lei. E non capisce che quando lei va da qualche parte io non ci vengo solo perchè di ottanta e passa chili di ignoranza pura un po' mi vergogno io (specialmente coi discorsi che fa).
La signora che ti fa una domanda pretendendo una risposta, il più delle volte la peggiore; e che persevera a chiederti la stessa cosa finché non se la sente dire.
Quella che ha 4 frasi tra cui la più usata è "sei un buono a nulla" e quando non ha argomenti da dire le sfoggia (ogni volta che per sbaglio ci devo parlare).

Questo coso che oggi è stato protagonista di una vicenda che, insieme a tante altre, farà in modo che quando, se esiste una giustizia a questo mondo sarà molto molto presto, me ne andrò di casa sarà già tanto se le dirò ciao quando per caso la incontrerò per strada. Seriamente, oggi ho pensato anche allo scherzo perchè la cosa ha trasceso ogni umana spiegazione razionale. E temo per la mia salute mentale (anche perchè già quando mi arrabbio non faccio scenate o alzo la voce, ma una grossa risata isterica).

Solo che il preambolo è durato più del previsto, per cui magari scrivo e posto domani.

Sarà bello d'ora in poi sputtanarla a dovere, se lo merita. Lei e quell'idiota di sua figlia, che ormai è peggio di lei. Le parloe, dice un saggio, fanno più male di un pugno in pieno viso.
postato da: lExLex alle ore 18:36 | link | commenti (11), commenti (11) (pop up)
categorie: fenomeno parastatale


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